La Cina è ancora un affare? Parma dice sì

Inchiesta Tra le imprese parmensi che lavorano da anni con il paese asiatico

La Cina è ancora un affare? Parma dice sì

Opportunità Non si può non essere presenti. È uno dei pochi mercati che continua a crescere.

Alea

“La Cina è uno dei Paesi del mondo che sembra non essere neppure sfiorato dalla crisi economica internazionale” dice convinto Luca Accolli, titolare di Alea insieme a Erminio Arquati. “Negli ultimi anni ha visto il proprio Pil crescere al ritmo del 8-10% e la produzione industriale aumentare quasi del 20% annuo a fronte di una recessione soprattutto in Occidente. Sebbene salari e prezzi stiano gradualmente aumentando, segno della ristrutturazione interna che il Paese sta vivendo, e trainando di conseguenza l’inflazione, allo stato attuale il costo del lavoro e il prezzo delle attrezzature sono ancora notevolmente convenienti rispetto a quelli occidentali e sappiamo come entrambi siano componenti chiave del valore dell’investimento che un’impresa deve considerare per sviluppare un progetto”.

La Cina esprime infatti il proprio massimo potenziale nell’ambito della subfornitura “Allo stato attuale” spiega Accolli “il risparmio su un’attrezzatura si aggira sul 40-50%, mentre su un componente ad elevato impiego di manodopera, importato in Italia, è possibile risparmiare tra il 15% e il 20%. Le importazioni dalla Cina verso l’Europa sono aumentate ancora di più durante la crisi, anche perché, a fronte di un prezzo ancora competitivo, il livello qualitativo è migliorato negli anni e le nuove infrastrutture stanno rendendo il trasporto delle merci sempre più rapido e meno costoso”. Non solo “L’ambiente fiscale è tra i più convenienti al mondo per effettuare l’export, poiché il governo cinese non bada a spese per incentivare le esportazioni. Il mercato cinese può, pertanto, costituire un’ottima opportunità per un’azienda occidentale che voglia aumentare la propria competitività. Grazie al risparmio sulle attrezzature e sulla produzione di componenti in cui il costo della manodopera incide in modo sostanziale, le aziende possono liberare risorse importanti”.  Infine, il lieve apprezzamento della valuta cinese nei confronti del dollaro (ma non nei confronti dell’euro): “Questo” assicura Accolli “non influenzerà di molto le scelte d’acquisto nel medio periodo, semmai renderà le importazioni di materie prime leggermente più economiche. Detto questo, anche a mio avviso entro 5-10 anni, si potrà iniziare ad investire sfruttando lo sviluppo dei paesi quali Vietnam, Cambogia e Thailandia: avendoli visitati personalmente posso però osservare che per il momento la fase industriale è ancora nelle prime fasi di avviamento”.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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